Presepe vivente a CUSTONACI 2009


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Presepi Natale 2009 CUSTONACI in Provincia di Trapani,Centro marmifero di levatura internazionale, rappresenta il primo polo nazionale dì estrazione di materiali lapidei di pregio, con 136 cave in attività da cui si estrae il celebre marmo denominato "Perlato di Sicilia", esportato in tutto il mondo.
Le preziose pietre di Custonaci sono prevalentemente calcaree e, pertanto, nelle ere geologiche hanno innescato i cosiddetti fenomeni carsici, dando origine a numerose e bellissime grotte, antropizzate fin dal Paleolitico Superiore.
Tra le suddette grotte, una delle piu' belle, e in assoluto la più caratteristica e' la Grotta Mangiapane; alla sua formazione, oltre al carsismo ha influito l'azione del mare che ne ha ulteriormente modellato ed ampliato le cavità.  Fu scientificamente studiata per la prima volta dal paleontologo francese R. Vaufrey, direttore del museo di paleontologia umana dell'Università dì Parigi, che vi trovo' tracce dell'uomo primitivo consistenti in ritrovamenti di manufatti litici, selci lavorate. ossa e denti di animali e graffiti, molti dei quali si trovano ancora oggi conservati presso il Museo Pepoli di Trapani ed il Museo Etno Antropologico di Parigi.
La Grotta Mangiapane si trova a circa seicento metri di distanza da Scurati piccolo borgo situato a pochi chilometri da Custonaci, costituito da case disseminate come in un presepe, In un contesto di grotte naturali che si aprono su alte pareti rocciose.
la Grotta "Mangiapane", e' cosi' denominata dal nome del nucleo familiare che vi abitò dal 1800 sino alla fine dell'ultima grande guerra.

In questo spazio ampio e profondo, dotato di una apertura molto alta, circa 8o metri,e profonda 70 mt, furono costruite, nel corso del tempo, addossate alla parete della grotta, tante piccole case, delle stalle e un forno per il pane , mentre adiacente alla grotta sorsero varie altre costruzioni rurali. Nella grotta "Mangiapane" nel 1983 ha avuto inizio l'avventura del Presepe Vivente. L'esperienza, nata dallo spirito religioso popolare e derivata dalle sacre rappresentazioni svolte nel Santuario della Madonna di Custonaci dal 1974 al 1981, giunta alla quindicesima edizione, oggi rappresenta un documento ed una testimonianza di forte identita' turistica e culturale. Intorno al fatto religioso, all'Evento per eccellenza che la festività del Natale rappresenta, si sono via via concretizzate esperienze dì lavoro artigiano e rurale che hanno dato vita ad una "messa in scena», viva e affascinante. In un'ambiente organico e armonico caratterizzato dalla pietra viva, che mentre costruisce i volumi delle case delimita e marca lo spazio circostante con muri a secco, contadini, pastori, donne, bambini, venditori e animali si muovono su uno scenario sacralizzato da gesti, voci, suoni e odori antichi. Nella dimensione essenziale di una bottega o di una stanza, gli attrezzi, gli oggetti,i manufatti raccontano di un universo culturale definito: la vita agricolo-pastorale ed artigianale nell' agro ericino alla fine del 1800.
Tutto questo accade veramente come accadde veramente la nascita di Cristo: atto d' amore supremo perchè l'uomo rínascesse lìbero dal peccato e dalla morte. Atto d'amore che si rinnova anche attraverso gli uomini e le donne di Custonaci che con il loro impegno contrìbuiscono a rinnovare il mistero della Natività e a rinsaldare i vincoli di tutta una Comunita'.
Va' sottolineato, in particolare, l'impegno che la gente di Custonaci, adulti e giovani, profonde per far vivere, in uno spazio naturale ancora integro e suggestivo, la ricca tradizione dei mestieri del luogo:

'U CURDARU, (IL CORDAIO), 'U TRAPPITU (LA MACINA DELLE OLIVE), 'U STAZZUNARU ( IL LAVORATORE DELL'ARGILLA) 'U ZABBARINARU ( LAVORAZIONE DELLA PIANTA DI AGAVE), MANNARI (LAVORAZIONE DEL LATTE), e altri 65 mestieri, con 330 personaggi viventi, che potranno essere visti durante i1 periodo del presepe vivente

A circa 1,5 chilometri da Custonaci, in direzione del Monte Cofano, sorge un piccolo borgo formato da case basse e da una strada lastricata che trova riparo in una grande rientranza che porta il nome di Grotta di Scurati. 500 metri più a nord sì trova la Grotta Mangiapane, un lungo corridoio di circa 50 metri risalente al Paleolitico superiore. Più in là  il mare dei golfi di Bonagia e del Cofano.
Dal Santuario della Madonna di Custonaci la notte del 24 dicembre, dopo la funzione religiosa, un lungo corteo di uomini, donne e bambini con le fiaccole in mano, segue un gruppo formato da una giovane donna in groppa a un asino tirato da un uomo per la cavezza. Il corteo con la Sacra Famiglia in testa si snoda lungo un sentiero che conduce ai borgo di Scurati. Giunti sui posto Maria bussa alla locanda ma non c'è posto. Maria si reca nella vicina grotta e lì si dispone.

Questo è il primo atto di una messa in scena che dal 25 dicembre sino alla fine dei mese animerà, secondo articolazioni e scansioni che seguiremo, il borgo di Scurati. Si tratta di una operazione complessa nella quale entrano in gioco elementi diversi, scomponibili secondo approcci eterogenei, tenuti insieme dalla volontà di dare vita a un «presepe vivente», di ripetere dunque in forma ritualizzata quanto è accaduto in illo tempore.
Per qualche giorno la vita dei Borgo è scandita da ritmi caratterizzati dalla straordinarietà dell'ordinario. In uno spazio alcuni contadini arano la terra, poco distante altri eseguono la potatura delle viti, più in la un mulo bendato e tenuto per la cavezza esegue la battitura dei grano nell'aia. Il grano raccolto a mucchi viene passato al setaccio e un uomo con una piccola macina di pietra (mulineddu di petra) ne macina ridotte quantità. Più avanti sorge un trappitu dove vengono portate le olive da premere. Da qui in poi è un susseguirsi di attività artigianali e domestiche e di scene di vario genere. Uno scalpellino disposto nel proprio antu lavora la pietra. C'è l'ovile con le pecore, il porcile con la scrofa e i maialini, il pollaio con le galline. Più avanti lo stagnino; quindi il mielaio e lo stazzunaru, l'artigiano addetto alla realizzazione di manufatti di terracotta, siano essi laterizi o vasi e recipienti fabbricati al tornio; in questo caso lo stazzunaru è anche mastru di tornu, maestro dell'arte figulina. Nel baglio alcuni bambini giocano, alcune ragazzine lavano i panni nella pila mentre le donne attendono alla preparazione dei fichi secchi e dell'estratto di pomodoro, disponendo i frutti e la salsa su lunghe tavole di legno poggiate su supporti improvvisati. Un'altra donna sta spennando una gallina con l'acqua calda.

Proseguendo lungo il percorso incontriamo il barbiere, la taverna, l'antu dello zimmilaru, l'artigiano che lavora la palma nana utilizzandone giummara e curina. Vicino a lui un altro intreccia la ddisa mentre più avanti si costruiscono carteddi con canne e verghe di ulivo. la bottega dei mastro d'ascia mostra gli attrezzi dei mestiere, scalpelli, martelli, compassi, seghe di varie dimensioni. Intanto il sellaio ripara le selle mentre poco distante si preparano ricotta e formaggio.
Superata la Grotta Mangiapane dove si rappresenta la Natività con il bue e l'asino, un gruppo di pescatori attende alla riparazione delle reti mentre il nassaru dispone i culmi di giunco per costruire chiasta e campa della nassa, la trappola per crostacei e cefalopodi. In una casa si sta camiando il forno mentre una donna prepara la pasta con l'arbitriu. Più avanti si apre la bottega dei maniscalco; il vicino un muratore sta acconciando un muro. In uno slargo si vendono verdure e frutta, si arrostisce un agnello, un pecoraio prepara la ricotta. Seguono l'arrotino, un costruttore di cuddara, il sarto, il bottaio, il carradore che si prepara a cerchiare una ruota di carretto, un carbonaio delle montagne di San Vito Lo Capo, il cardatore di lana.

Gli «attori» sono per lo più uomini e donne di Custonaci o di paesi vicini. Essi non interpretano ruoli ma vivono realmente situazioni di cui sono o sono stati protagonisti sino a un passato recentissimo. Gli artigiani, inoltre, ripropongono in un contesto fuori dall'ordinario il mestiere che esercitano a Custonaci o in luoghi poco distanti: Buseto Palizzolo, Castelvetrano, Trapani, Valderice. Artigiani veri dunque come vere sono le operazioni che compiono, reali sono i gesti che articolano, finalizzati a uno scopo.
E' stato necessario soffermarsi sulla descrizione dell'impianto scenico e sull'enumerazione delle azioni che vi si svolgono per supportare alcune brevi considerazioni, utili per comprendere il senso dell'intero contesto messo in atto. In primo luogo, l'abolizione dei tempo e dello spazio ricostituisce il senso mitico originario dell'evento. Pratiche proprie di determinati cicli stagionali (aratura, potatura delle viti, raccolta delle olive) avvengono contemporaneamente e in uno spazio compresso. Gli «attori», come le statuine dei presepi popolari inanimati, diventano «tipi» e nello stesso tempo rappresentano un mondo determinato, l'area dei Trapanese. Come il costruttore di figurine da presepe realizza figure che partecipano di un doppio statuto essendo queste tipi e nello stesso tempo rimandando a un contesto sociale determinato, condiviso dall'artigiano stesso e dai destinatari, così il presepe vivente di Custonaci mette in atto il medesimo dispositivo e si ricollega idealmente alla matrice ideologica che ha sostenuto e alimentato la nascita dei presepi popolari.

Nel presepe di Custonaci, però, c'è dell'altro. Esso infatti si pone come una sorta di operazione «museografica», nel senso dei sapere e della sua comunicazione, la cui validità è certamente apprezzabile. Una operazione di questo genere comporta, infatti, la conoscenza dei proprio territorio e delle attività produttive a esso connesse e il recupero di tutta una serie di competenze organiche a un tessuto economico e sociale ormai da decenni in via di rapida trasformazione. in altri termini, anche se per un lasso di tempo circoscritto - ma bisognerebbe analizzare eventuali effetti a distanza - il presepe vivente di Custonaci, per il modo in cui è stato pensato e organizzato, conferisce identità a una intera comunità sia sui versante della cultura materiale sia su quello della cultura intellettuale con il recupero dei patrimonio di conoscenze e di abilità manuali connesso ai singoli mestieri.
Mestieri che si fanno e che si rappresentano nel loro farsi costituiscono una occasione rara per la conoscenza. Gli oggetti e le tecniche a essi connesse dicono per mano di coloro che li sanno adoperare e attraverso i prodotti che servono a confezionare. In questo senso si tratta di una operazione museografica, di una museografia sempre auspicata e con difficoltà realizzata laddove essa, avendo a che fare con reperti della cultura materiale, si pone il problema di convertire il loro statuto, il posto e le relazioni che essi hanno con il mondo sociale.
A Custonaci, in sostanza, una comunità si fa memoria non tanto per celebrare il proprio passato quanto per fondarsi e rifondarsi in un oggi di cui appaiono incerti i tempi dei domani.


Per Informazioni: Associazione Culturale "Presepe Vivente",telefono 0923 973553 Dottor Antonio Ernesto Battiata, telefono 0923 971029, Azienda Provinciale Turismo Trapani. via S. Francesco, Trapani, telefono 0923 545511.


FONTE: www.presepeviventedicustonaci.it



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